venerdì 15 luglio 2011

"Io ooodio la matematica!"

"Hai mai pensato che la matematica sia insopportabile e difficile? Magari la odi addirittura e hai deciso che la matematica non ti riguarda? Be', è quello che è capitato a me, prima di rendermi conto di cos'è in effetti la matematica."
Kristin Dahl


Mi è capitato più di una volta di entrare in una classe terza/quarta/quinta della scuola primaria  (in prima/seconda per fortuna è più raro) e chiedere ai bambini: "Vi piace la matematica?". Nella maggior parte delle mie esperienze, la risposta è stata ampiamente negativa! 
Molti bambini mi hanno detto di odiare la matematica perchè "bisogna fare le operazioni", oppure perchè "dobbiamo fare i problemi", o ancora "perchè si devono imparare a memoria le tabelline". In molti casi mi è stato detto che la matematica è una brutta materia perchè "è difficile", anche se, in una recente esperienza, due bambini, gli unici in classe ai quali la matematica piaceva abbastanza, hanno detto che però l'aspetto che meno apprezzavano della disciplina era il fatto di "essere troppo facile". Pareri piuttosto uniformi anche nelle loro discordanze.
 
Credo che queste testimonianze lascino aperti spiragli per una riflessione. Innanzitutto sui verbi usati dai bambini: "bisogna, dobbiamo, si devono". Spesso capita di tralasciare il vero senso che questa disciplina, come tutte le altre, possiede. Perchè si fa matematica a scuola? A cosa serve? Ci siamo mai posti questa domanda, prima di entrare in una classe? Perchè a volte il rischio di molti di noi insegnanti (e non solo di matematica) è quello di "far fare" ai bambini (ragazzi) qualcosa solo perchè "devono essere impegnati". Devono imparare, è giusto, ma siamo sicuri che ciò che crediamo di far apprendere sia chiaro anche ai nostri allievi? 

Secondo punto cruciale: le operazioni. Di fondamentale importanza, colonna portante della nostra disciplina; sappiamo bene tutti, però, che si tratta di un meccanismo che ciascun bambino acquisisce gradualmente. E' sicuramente necessario tenere d'occhio il contesto entro il quale si svolgono le operazioni. Capita a volte che si "somministrino" operazioni ai bambini come le pillole del dottore: da prendere da sole, accompagnate al massimo da mezzo bicchiere d'acqua. Operazioni fine a sè stesse sono utili per rafforzare il meccanismo, per esercitarsi...ma attenzione a non abusarne! Poi subentrano gli effetti collaterali (vedi sopra)! 

Terzo punto dolente: i problemi. Io credo che in matematica non esista cosa più affascinante, stupefacente e intrigante di un problema! E' chiaro: c'è problema e problema! E i bambini miei interlocutori spesso disapprovano con forza il mio entusiasmo. Cosa c'è che non va? Forse un'altra grossa domanda che dobbiamo farci è: "Che cos'è un problema?". A cosa servono i problemi? Non dovrebbero essere il più possibile vicini alla realtà? Che percentuale di realtà c'è nei nostri problemi? Come risolvono i problemi i nostri ragazzi? ...molto spesso capita che quello che noi chiamiamo molto semplicemente "problema", per i bambini diventi una vera e propria impresa impossibile da superare... Sappiamo chiederci perchè?

Infine, l'antitesi "difficile-facile" attribuita alla matematica. Questione di punti di vista? Forse. In entrambe i casi, però, è sinonimo di malessere. Io credo che il fatto di trovare una cosa troppo difficile da non riuscire a comprenderla sia frustrante. Così come trovarla troppo semplice sia estremamente noioso. Per fare della buona matematica credo sia fondamentale porre i nostri ragazzi di fronte a situazioni difficili, dando loro non solo gli strumenti per superarle, ma soprattutto la voglia, la curiosità e l'entusiasmo che li porteranno ad affrontare il tutto al meglio...e risolverlo...per poi poterli sentir dire: "in fin dei conti è stato facile!".

7 commenti:

  1. Ahahahahahah, che cosa? La Matematica o l'articolo? :-D

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  3. io sono una di quelle mosche bianche a cui piace ed è sempre piaciuta la matematica. Per me i numeri erano ... "naturali", capirli era spontaneo, facile assimilarne l'uso e la funzione. Sono convinta che oltre a una predisposizione naturale abbia influito il modo in cui mi è stata "somministrata". Il mio primo ricordo in merito si riferisce all'età di 4 anni quando mio padre stupiva mio nonno chiedendomi come si leggeva un 1 seguito da tot zeri e io con estrema facilità glielo dicevo sebbene l'aumento del numero degli zeri non fosse progressivo.
    Il numero era un gioco e da qui il piacere di "studiarla" che mi ha seguito per tutta la vita.
    Sarà stato per questo fatto che ho insegnato a mia figlia a contare ancor prima che imparasse a camminare. Andando al nido contavamo tutto, quanti semafori incontravamo, quanti colori si vedevano, il numero di gatti che "si invitavano a pranzo" nel nostro giardino, il numero di gradini che bisognava salire per entrare al nido. Quando la andavo a prendere le chiedevo cosa avesse fatto, con chi aveva giocato, quanti bambini c'erano nella sua classe.
    In poche parole contavamo tutto, i numeri ci hanno accompagnato nella nostra giornata sia nelle cose importanti (contare le monete che servivano per pagare la spesa fatta al supermercato) che nel gioco (contavamo il numero delle bambole che riponevamo per verificare che ci fossero tutte).
    Oggi mia figlia ha 25 anni, ha conseguito la laurea triennale in matematica e sta frequentando il corso di laurea magistrale nella stessa materia.
    Sono sempre stata convinta e lo sono tuttora che il modo in cui viene vissuta in famiglia o a scuola una materia influisce sulla simpatia o antipatia per tale argomento, i bambini percepiscono a "pelle" se chi gliela sta somministrando lo fa con piacere reale o ... forzato.

    Scusatemi, mi sono dilungata ma ho raccontato la mia esperienza personale condividendo quanto scritto da Cristina Sperlari e a dimostrazione che la sua tesi, a mio parere, è corretta.
    Grazie per l'attenzione.

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  4. Ke toccante articolo. Mi piace un sacco. A me piace tantissimo la matematica e anke se ho 14 anni la trovo interessante e x me nn c'è niente di più bello ke immergersi in un intrigante problema in cui devi avvalerti di ogni singolo neurone ke hai nel cervello. Quando mi annoio o a volte anke per divertirmi o per fare gare con un mio amico bravo quanto me faccio problemi di matematica o equazioni difficili. Purtroppo li faccio anke durante altre ore di scuola. Il mio sogno è di laurearmi in matematica o fisica o tutte e due e poi di prendere il dottorato e infine lavorare sulla teoria dei numeri e svolgere i più difficili problemi al mondo come la congettura di goldbach e il fattore z di riemann; ce la sto mettendo tutta. Faccio i miei complimenti alla maestra ke ha scritto questo articolo. Tutti i prof dovrebbero essere come lei. Arrivederci

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  5. Complimenti, finalmente una collega che non faccia già odiare la matematica fin dalla prima ora! :-)

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