Giuseppe Peano

In questi giorni in classe terza i bambini stanno conoscendo il matematico Giuseppe Peano e, in maniera semplice ma "rigorosa", i suoi assiomi che definiscono i Numeri Naturali.
Giuseppe Peano è stata una figura importantissima per la storia della matematica italiana e non, e raccontare qualche aneddoto sulla sua vita può rivelarsi davvero interessante. Come per esempio il fatto che fosse un matematico rigoroso ed estremamente attento alla precisione a tal punto da risultare quasi pedante con i suoi colleghi, ma che con i suoi allievi fosse invece molto comprensivo e paziente. Tanto da poter essere definito un bravissimo insegnante, da cui si poteva imparare serenamente dell'ottima matematica.

Uno dei lavori didatticamente più interessanti per cui ricordiamo Giuseppe Peano è un suo libro: "Giochi di aritmetica e problemi interessanti".
In questo testo si trovano molti problemi, rompicapo e giochi matematici divertenti, stimolanti e utili per aiutare i bambini a ragionare.
A questo link potete trovare un bell'archivio di giochi e problemi riportati in questo testo. E' davvero una risorsa molto ricca e interessante!
Io ne ho copiati o riscritti e semplificati alcuni e li ho proposti ai miei bambini di terza, che vi si stanno davvero appassionando molto!
Ma molti di questi piccoli problemi si possono utilizzare anche in classe quarta o quinta, perché si prestano ad alcuni contenuti che in queste classi vengono affrontati. E sono sicuramente una buona palestra per allenare le capacità di ragionamento.
Tra i miei preferiti, i giochi sui quadrati e i triangoli magici, l'enigma del capitano, il problema su quanti capelli abbiamo in testa, i rompicapo algebrici e i "problemi pratici".
Vi copio inoltre la conclusione del testo, citando le parole dello stesso Peano, che mi hanno particolarmente colpito:
"L'insegnante di buona volontà potrà combinare problemi simili e migliori dei precedenti, onde rendere attraente lo studio.
La differenza fra noi e gli allievi affidati alle nostre cure sta solo in ciò, che noi abbiamo percorso un più lungo tratto della parabola della vita.
Se gli allievi non capiscono, il torto è dell'insegnante che non sa spiegare. Né vale addossare la responsabilità alle scuole inferiori. Dobbiamo prendere gli allievi come sono, e richiamare ciò che essi hanno dimenticato, o studiato sotto altra nomenclatura.
Se l'insegnante tormenta i suoi alunni, e invece di cattivarsi il loro amore, eccita odio contro sé e la scienza che insegna, non solo il suo insegnamento sarà negativo, ma il dover convivere con tanti piccoli nemici sarà per lui un continuo tormento.
Ognuno si fabbrica la sua fortuna, buona o cattiva. Chi è causa del suo mal, pianga sè stesso. Così disse Giove, e lo riferisce Omero, Odissea I, 34.
Con questi principi, caro lettore e collega, vivrai felice".
Spero questo riferimento vi sia utile quanto lo è stato per me!

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